Uno degli errori più comuni nella pianificazione del merchandising per i musei è credere che esista un “visitatore generico”. In realtà, non è così. I visitatori sono molto diversi l’uno dall’altro e hanno motivazioni d’acquisto completamente diverse.
Il bookshop e ogni altra occasione di contatto con il pubblico devono quindi comunicare con ciascuno di loro in modo specifico e personalizzato.
I visitatori sono molto diversi l’uno dall’altro e hanno motivazioni d’acquisto completamente diverse. Il bookshop e ogni altra occasione di contatto con il pubblico devono quindi comunicare con ciascuno di loro in modo specifico e personalizzato.
In questo modo, il negozio del museo può soddisfare le esigenze di ogni tipo di visitatore. Ad esempio, alcuni potrebbero essere interessati ad acquistare souvenir per ricordo, mentre altri potrebbero cercare informazioni più approfondite sugli oggetti esposti. Il personale del bookshop dovrebbe essere in grado di comprendere queste diverse esigenze e offrire consigli e prodotti adeguati.
In sintesi, il merchandising efficace per i musei richiede una comprensione profonda del pubblico e delle sue diverse esigenze. Solo in questo modo è possibile creare un’esperienza di acquisto personalizzata e soddisfacente per ogni visitatore.
Welcome kit per donatori, soci e sponsor: come farli sentire davvero importanti
I musei privati hanno sempre un gruppo di persone che li sostiene, come donatori, soci e sponsor. Queste persone non solo aiutano il museo finanziariamente, ma sono anche i suoi migliori ambasciatori. Parlano del museo con i loro amici e colleghi, portano ospiti alle inaugurazioni e condividono sui social i contenuti del museo.
Queste persone non si accontentano di un semplice gadget con il logo del museo. Hanno bisogno di sentirsi apprezzati e speciali. Un welcome kit ben pensato per loro è un’ottima occasione per comunicare in modo efficace. Purtroppo, spesso viene gestito male o addirittura ignorato.
Un buon welcome kit per un donatore o un socio del museo dovrebbe essere fatto con materiali di alta qualità, non necessariamente costosi, ma curati nei dettagli. Dovrebbe contenere almeno un oggetto esclusivo, non disponibile per il pubblico. Dovrebbe essere confezionato con la stessa cura di un regalo di valore. E dovrebbe includere una lettera o un biglietto scritto con cura, non un volantino promozionale.
Il welcome kit è un’opportunità per dire grazie e far sentire i donatori e i soci davvero importanti. È un modo per costruire una relazione solida e duratura con loro. E questo è ciò che li farà tornare e parlare del museo con entusiasmo.
Oggetti che vanno bene per questo scopo:
- Taccuini fatti a mano con copertine che imitano un’opera d’arte della collezione
- Stampe con un numero limitato di copie, anche di piccole dimensioni
- Cancelleria di design, selezionata con cura per i colori
- Borse o pochette in tessuto di alta qualità, con grafiche uniche
Il nostro obiettivo non è stupire con il prezzo, ma con la cura e l’attenzione ai dettagli. Questa cura mostra esattamente quanto il museo si impegna a fondo con i suoi sostenitori — e i sostenitori se ne accorgono.
Ecco una lista di cose da considerare per i gadget delle inaugurazioni e dei vernissage:
Le inaugurazioni sono momenti importanti per creare un’atmosfera speciale. Ci sono giornalisti, collezionisti, artisti, partner istituzionali e ospiti VIP tutti insieme nello stesso posto. Ognuno di loro ha una impressione fresca del museo in mente. È il momento in cui ogni dettaglio conta molto.
Purtroppo, molti musei non pensano a cosa regalare agli ospiti quando arrivano al vernissage. In alcuni casi, distribuiscono oggetti generici che non hanno nulla a che fare con la mostra di quella sera. Questo è un peccato, perché un gadget pensato bene può lasciare un’impressione positiva e unica negli ospiti.
Per organizzare un evento di successo, è importante pianificare con almeno 6-8 settimane di anticipo.
Una delle prime decisioni da prendere è se il gadget che verrà distribuito durante il vernissage sarà lo stesso che si trova nel bookshop o se invece sarà un pezzo esclusivo, pensato appositamente per quella sera. Scegliere un oggetto che sia adatto a essere fotografato e condiviso sui social è fondamentale, perché il cosiddetto fattore instagrammabile è una componente reale e misurabile che incide sulla visibilità organica dell’evento. Inoltre, è importante curare il packaging, anche nel caso di un gadget semplice, perché una confezione attenta e curata può rendere l’oggetto stesso più memorabile. Infine, decidere la quantità di gadget da distribuire richiede lucidità: è meglio optare per pochi gadget di alta qualità che per tanti di qualità bassa.
Cosa non fare:
Non lasciare tutto all’ultimo minuto per ordinare i gadget. La personalizzazione richiede tempo e non va sottovalutata. Non scegliere un gadget che non sia coerente con l’immagine della mostra: dovrebbero avere uno stile visivo simile. Non trascurare l’importanza della sostenibilità. Le persone che partecipano a un vernissage d’arte contemporanea sono spesso attente alle scelte etiche del museo e un gadget di plastica economica può dare un’impressione negativa.
Idee che funzionano bene per i vernissage:
- Una cartolina di alta qualità con un design speciale sul retro, come una citazione dell’artista o una mappa degli spazi espositivi.
- Un piccolo oggetto realizzato a mano, come carta o tessuto, firmato o numerato.
- Una borsa per il catalogo della mostra, disegnata per essere utile e pratica.
- Un oggetto che possa essere utilizzato durante la serata stessa, come parte dell’esperienza da vivere, non solo come ricordo da portare via.
Gadget per il turista internazionale: quando il museo è una destinazione
I turisti che visitano l’Italia sono sempre alla ricerca di qualcosa di unico da portare a casa. I musei privati di città come Roma, Milano, Firenze, Venezia e Napoli sono una meta molto popolare tra i viaggiatori stranieri. Questi turisti hanno spesso una grande passione per la cultura e l’arte, e sono disposti a spendere soldi per acquistare qualcosa di speciale.
Sanno riconoscere la differenza tra un oggetto di qualità e uno più comune. Apprezzano il Made in Italy quando è autentico, non solo un prodotto per turisti. E sono interessati ad acquistare qualcosa che non possono trovare altrove, come ad esempio su Amazon o in un negozio di souvenir.
Cosa cerca un turista internazionale in un bookshop di un museo?
Cerca oggetti di alta qualità, con materiali belli al tatto e lavorazioni riconoscibili. Vuole qualcosa che sia legato al luogo che sta visitando, qualcosa che gli ricordi il suo viaggio. E vuole anche che l’oggetto sia facile da portare con sé, senza essere troppo pesante o ingombrante. Infine, vuole che il prezzo sia equo rispetto alla qualità dell’oggetto.
Quali sono i gadget che funzionano meglio con questo tipo di turista?
Funzionano bene le stampe di piccolo formato di alta qualità, che possono essere arrotolate o già montate. Anche gli oggetti di carta e cartone lavorati con cura artigianale sono molto apprezzati. E poi ci sono gli accessori in tessuto con grafiche originali, che non possono essere replicati. E infine, i prodotti che richiamano la tradizione del design italiano, senza essere troppo “tipici”, sono molto richiesti.
Conclusione
Segmentare il pubblico non è un esercizio teorico. È la differenza tra un bookshop che vende e uno che non vende, tra un gadget che viene conservato e uno che finisce in un cassetto, tra un museo che lascia il segno e uno che viene dimenticato appena fuori dalla porta.
Per un museo privato, con la libertà operativa e la capacità decisionale che lo caratterizzano, costruire una strategia di merchandising per target è una delle scelte più concrete e più immediate che si possano fare oggi.

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